MOOTS

A volte la fortuna si presenta così, inaspettatamente e sotto varie forme: la mia ha la forma di due triangoli, in titanio.

La Moots nasce in america nel 1981, in Colorado più precisamente, al nord vicino a un grande parco naturale. Facile immaginarsi quali siano stati i terreni di prova di questo grande marchio. Solo tubazione in titanio fabbricati artigianalmente e saldate ad arte per creare bici da corsa, mtb e ciclocross. In questi anni, come tutti, guardano al mondo della gravel ed escono con interessanti proposte oltreoceano, la culla dell’offroad.

La bici in prova era titanio con forcella in carbonio, tipico della casa statunitense. Componentistica XT con corona ovale, deragliatore shimano Di2 e leve corsa Dura-Ace montate su manubrio Ritchey Venturemax, ruote alchemist con coperture Surly Knard 700×41.

L’emozione è paragonabile a un bambino che scarta i regali a natale, durante la prova cercherò comunque di rimanere imparziale e di godermi pregi e difetti che 15km a piena possono darti, il mio solito percorso che uso per provare le bici o gli assetti, da Saronno si entra nel parco delle groane a Cesate, si prosegue fino a Ceriano Laghetto e si torno lungo la ciclabile che costeggia la strada, un bel percorso misto che ti permette anche alcuni passaggi in mezzo al bosco, se vuoi.

Le prime impressioni appena preso in mano la bici sono molto positive, la bici – con i suoi 8.5kg – è comoda ma rigida accettando bene le pedalate, la visuale in presa media è eccellente e il collo non viene stressato, il drop molto corto del manubrio fa si che da una posizione rilassata si passi all’istante a una postura più aerodinamica. I primi cinque chilometri li passo su asfalto cercando di prendere confidenza con il cambio, rimango colpito dalla precisione e dalla fluidità della cambiata, i bottoni sono posizionati uno dietro l’altro esternamente sulla leva freno, il display è ben visibile e si accende subito non appena si sfiora il tasto. La bicicletta risponde benissimo ai cambi di direzione improvvisi e rimane inchiodata al terreno, non riesco a godermi a pieno l’asfalto avendo scelto basse pressioni per godermi al meglio lo sterrato (2ant-2.5post). Curva a sinistra veloce, curva dentro a desta e attacco con un pezzo di sterrato, la sensazione è piacevole, ricorda molto il carbonio leggermente più rigido. Anche su questo terreno i cambi di direzione sono precisi, netti e sul brecciolino le gomme da 41 danno sicurezza.

Dopo qualche centinaio di metri di asfalto mi sento caldo e mi immetto nel bosco, tiro giù un paio di marce e sfilo via sul sentiero pieno di foglie. La bici risponde benissimo anche su questo terreno più morbido e la sicurezza è eccellente, inizio però a incasinarmi con i freni, mi accorgo infatti che in presa media se provo a pinzare i freni, le leve mi vanno a toccare le dita ancorate al corpo leva (posizione per me fondamentale per sentirmi sicuro) e non riesco a modulare la frenata, devo quindi o prendere la presa bassa o aprire completamente le mani e rimanere ancorato con il solo pollice e la cosa non mi piace molto, soprattutto su un letto di foglie che nasconde non si sa quali insidie. Una volta superato questo problema i freni riesco a modularli a mio piacimento e a godere di questi fantastici freni. Il problema è dovuto sicuramente al manubrio con un drop molto corto.

Il sentiero verso Ceriano è molto bello da percorrere, è la mia parte preferita. Il sentiero costringe a continui rilanci e il punto più forte di questo telaio sono proprio le uscite di curve e le riprese dopo frenate brusche, ti alzi sui pedali, dai un bel pestone e hai già ripreso il tuo ritmo. Inizio a litigare con il cambio, i bottoni iniziano a risultare scomodi soprattutto con i guanti e con il sentiero sconnesso, andarli a cercare non è così intuitivo come speravo e mi ritrovo a schiacciare il pulsante sbagliato con conseguente perdita di pedalata e rischio di caduta. Se i rilanci sono il cavallo di battaglia di questa bici, sicuramente il cambio elettronico e il suo più grande difetto, non tanto per la precisione – assoluta – quanto per la comodità di cambiata in situazioni sconnesse. Arrivando da un esperienza con lo Sram Red E-Tap questo Shimano risulta sicuramente più scomodo come posizionamenti di tasti, essendo posizionati uno dietro l’altro ti ritrovi spesso a schiacciare inavvertitamente quello sbagliato. La casa americana concorrente di Shimano ha invece adottato un sistema a mio avviso più intelligente e intuitivo, anche in situazioni critiche: leva destra scende, leva sinistra sale e se le schiacci contemporaneamente azioni il deragliatore. Su questo tratto di sentiero incontro qualche salitina e alcune parti con della fanghiglia, i copertoni sulla prima si comporta ottimamente e il telaio rimane inchiodato anche a menare fuori sella, sulla seconda i copertoni tendono a scivolare non essendo tassellati.

Più pedalo e più mi accorgo che è la bicicletta perfetta per il ciclocross, infatti, più mi ritrovo in situazioni di continue frenate, rilanci, salitine e discese, lei mi si incolla addosso come il mio miglior vestito. Nel breve tempo che ho avuto penso che non sia una bicicletta che si presta a viaggi lunghi e randonnee.

Cesare.

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