IL Lago.

Se sei di questa zona quello è IL lago. Il lago a cui tutti i ciclisti aspirano e che guardano con un occhio di sfida. Devi essere abbastanza allenato e non puoi essere semplicemente un ciclista della domenica. E’ quel gradino in più, quella pedalata per cui ti devi impegnare e allenare, sia fisicamente che mentalmente. Quella giornata la devi dedicare completamente a LUI.

Tutto nasce da un sogno, voler fare il giro del lago di Como in giornata, già da qualche anno ho questo sogno ma nella mia testa si manifestava in almeno due giorni, poi conosci e parli con qualcuno che l’ha fatto in giornata e inizia a insinuarsi il primo dubbio: ma quanti chilometri sono? Strava alla mano viene fuori circa 160km da Como a Como passando anche da Bellagio e li capisci che 160km tu riusciresti a pedalarli, il problema è il dislivello 1300d+, non sono pochi. Basta qualche minuto a rivedere la cronologia di strava per capire che questo potrebbe essere l’anno giusto per farlo in giornata e quindi realizzare il tuo sogno.

Nella mia testa era tutto quasi pronto, allenamento di base c’era, la bici anche, la testa sgombra, era maggio inoltrato e decisi di fissare un ipotetica data verso il primo Lunedì di Giugno, giusto per dare ancora qualche giorno in più alla mia mente per prepararsi. Con un crescente nervosismo misto a eccitazione ne parlavo con chiunque, sia per tranquillizzarmi e sia per cercare qualsiasi consiglio utile al mio scopo. Mai mi sarei aspettato di sentirmi dire: “ti va se vengo anch’io?, mi piacerebbe farlo” da un mio cliente, ormai amico.

Con Alessandro non ci conoscevamo molto, eravamo usciti qualche volta per una sgambata in pausa pranzo e subito si è creato un buon rapporto e un buon felling di pedalata (la cosa migliore che ti può accadere è trovare qualcuno che va al  tuo passo e con il quale scambiarsi quando si è in crisi, è cosa dura trovarne) quindi decido di digli di si, entusiasta di non dover essere da solo. Ovviamente organizzare due teste è più difficile che organizzarti da solo e quindi giugno salta per impegni. Passa Luglio, arriva agosto e con esso le vacanze e gli impegni non coincidono mai. Un pò demoralizzato continuavo ad allenarmi con in testa quel chiodo. Alessandro tornato dalle vacanze passa a trovarmi in negozio e come un fulmine a ciel sereno mi dice: “Lunedì è il mio compleanno, se andiamo a fare il giro del lago di Como mi fai un gran regalo”. Prendo in mano il telefono, disdico la due giorni in montagna a piedi che avevo organizzato, sento un amico per una sgambata la domenica e mi sale l’ansia!

Ritrovo ore 6.20 in stazione a Saronno, treno per Como. Tutto è pronto. Tutto è realtà.

Scendiamo dal treno e la stazione che conosco così bene non mi sembra la stessa, mi rendo conto di essere agitato, partiamo verso le 7.15 di un caldo Lunedì di Agosto. La strada scorre veloce, siamo riposati e carichi di energia, il lago d’ora in poi ci accompagnerà, sarà sempre lì sulla nostra destra. Si alza un pò di vento che ci rallenta leggermente, passiamo Cernobbio mentre il sole si alza dalle grigne e gioca con i riflessi increspati del lago. La fortuna di poter pedalare di Lunedì è la poca presenza di traffico lungo la strada, se non sporadicamente a qualche semaforo di alcuni paesini, che saltiamo agilmente senza troppi problemi. Guardo il lago e l’occhio mi cade sulla costa che abbiamo di fronte, mi sale un pò di agitazione pensando a tutta la strada che abbiamo ancora da fare. Scaccio via i pensieri e mi concentro sulla strada, sul ritmo di pedalata, sul fiato e sui paesaggi che il lago ci regala.

Laglio. Argegno. Lenno. Tremezzo. Menaggio. Abbiamo appena superato il ramo di Como per avviarci nella parte comune del lago. Vediamo allontanarsi Bellagio sull’altra sponda e intravediamo la curva del lago che scende verso Lecco, tutto è magico. Le salite sono molto pedalabili e con pendenza mai troppo proibitive, ci ritroviamo dopo Menaggio agilmente in un oretta e mezza (circa, non mi ricordo), prendiamo un caffè in un bar con terrazza sul lago, mangiamo una barretta e ripartiamo.

Sosta al bar

La parte alta del lago ci compare dopo un’altra oretta di pedalata e per le 10.30 circa siamo a Colico, si viaggia molto veloci, la mente è sgombra, il sorriso sempre presente e il dito sempre puntato a qualche spiaggetta o a qualche scorcio sul lago. Da Menaggio a Colico troviamo molte gallerie e rimaniamo piacevolmente colpiti dai passaggi ciclo-pedonali creati per non doversi ritrovare in mezzo alla galleria, al buio. Sono passaggi fantastici, a volte in mezzo a paesini, altro volte sotto a gallerie scavate nella roccia, le nostre facce trasmettono tutto lo stupore che i nostri occhi increduli osservano. Valeva la pena fare il giro anche solo per queste piccole perle di cui nessuno parla. Tutti concentrati su quei 3km della ciclabile del Garda, mentre di fianco a casa nostra ci sono dei posti ciclabili stupendi, perfettamente inseriti nell’ambiente urbano e naturalistico, senza bisogno di grossi stravolgimenti o opere infrastrutturali che snaturano il luogo e il paesaggio.

Prima di arrivare a Colico perdiamo di vista il lago per qualche chilometro e grazie a un appassionato come noi sulle due ruote ritroviamo la strada che ci porterà in un paio di ore a Lecco. Pedaliamo in tre fino a Colico, si è alzato leggermente il vento. Mi affianco al signore che si è accodato e per qualche minuto rallentiamo l’andatura e ci mettiamo a chiacchierare, lui è la nona volta consecutiva che fa il giro e oggi è un pò stanco….eh, complimenti!! A Colico ci salutiamo, non dopo esserci fatti indicare la fontanella nella piazza della stazione, la migliore della mia vita in quel momento. Acqua ghiacciata raccolta in una fontana profonda, immergo braccia e testa completamente, potessi tuffarmici dentro lo farei. La temperatura è in aumento e il caldo inizia farsi sentire, sono le 11 circa è ora di trovare un luogo dove fermarci a mangiare. Ripartiamo da Colico e pedaliamo tranquilli guardando dall’alto il lago di Piona: una piccola insenatura naturale del lago principale con rocce a picco, dalla strada sulla quale stiamo transitando, si tuffano nell’acqua. Uno spettacolo. Mi riprometto di andare a visitare la abbazia di Piona, non la vedo attraverso la vegetazione. Aumentiamo leggermente l’andatura. Da lontano intravedo una spiaggia, poco prima di Bellano, con uno sguardo di intesa decidiamo che è il posto giusto per la pausa panino. Appoggiamo le bici, mi tolgo scarpe, calze e maglietta e mi butto diretto dentro il lago. Ridiamo, mangiamo il panino e ci godiamo una mezz’oretta di silenzio rotto solo dall’acqua che si infrange sulla spiaggia. Tutti i timori, tutte le paure sono solo un ricordo lontano in questo momento.

Pausa in spiaggia

Ripartiamo alla volta di Lecco, per alcuni chilometri veniamo rapiti da scorci fantastici e da paesini con in giro lavoratori che si preparano per il pranzo i chilometri successivi, prima di arrivare a Lecco, sono interminabili, niente fontanelle, niente passaggi esterni alle gallerie e quel maledetto passaggio in tangenziale. Me lo avevano anche detto, ma me lo ero dimenticato, mi ero troppo concentrato sul triangolo interno per pensare che quello potesse essere il pezzo più brutto. Sento dietro di me Alessandro che mi sta a ruota, lo sento stanco e percepisco la sua fatica, mi metto a pestare sui pedali con lo sguardo alla riga bianca, via il dente via il dolore. Il caldo sale, l’acqua nelle borracce si scalda sempre di più e Lecco non arriva. In lontananza vedo il cartello della tangenziale che indica la nostra uscita, mi accorgo di quanto il nostro cervello sia abituato alla velocità della macchina, abbasso la testa e la rialzo dopo pochi secondi pensando di essere ormai sotto il cartell, ma niente, è ancora la, lo vedo in lontananza. Finalmente arriviamo all’uscita di Lecco, il primo fazzoletto di terra è nostro e ci riposiamo un pò all’ombra, di fontanelle neanche a parlarne, vediamo di fronte a noi un paesino, sicuro ci sarà una fontanella, aspettiamo. Siamo finalmente arrivati al triangolo interno e lo stiamo per attaccare.

Via, si parte. Alessandro si è ripreso e sta davanti lui. Prossima sosta: Bellagio.

Vista su Bellagio

Superiamo le due interminabili gallerie e sentiamo che le salite cambiano leggermente pendenza, ma per ora niente di impegnativo. Sulla nostra destra si profila la costa di Lecco che abbiamo appena abbandonato, ripenso a tutta la strada fatta fino ad adesso e mi godo la fatica che aumenta, vuoi per i 120km, vuoi per il caldo ormai pressante. Passando nei vari paesi che si susseguono vediamo i ristoranti svuotarsi e i turisti riversarsi nelle spiagge per cercare un pò di refrigerio. Il sole è alto sopra di noi e picchia forte sull’asfalto. Le due salite prima di Bellagio si fanno sentire: la prima la affrontiamo sciolti e veloci, ci sono io in testa e sento Alessandro a ruota motivarmi: “dai che dopo la discesa c’è Bellagio”; alla seconda lascio andare avanti lui, è più allenato e io ho bisogno di staccare un attimo per riprendere la soglia dei battiti, fino ad ora è la salita più tosta che abbiamo incontrato. In discesa lo riprendo e arriviamo a Bellagio, incredibilmente satura di turismo, per le vie del centro dobbiamo scendere dalle bici e proseguire a piedi. Cerchiamo una fontanella e ovviamente la troviamo rotta, ci fermiamo lo stesso per tirare un attimo il fiato e guardare il continuo passaggio di gente sul lungo lago. Le persone sono incuriosite da noi, dai ciclisti, ti guardano sempre con un misto tra ammirazione e incredulità, sui loro volti a volte puoi leggerci “chissà da dove viene?” “chissà che giro staranno facendo?” e altre volte è palese leggerci “ma neanche se mi pagassero andrei in bici” “ma una ebike, no?”. Riprendiamo lentamente la marcia in cerca di una fontanella, riempiamo le borracce e ci avviamo per affrontare gli ultimi chilometri fino a Como. Guardo a destra e vedo la costa, vedo Lenno, poi Argegno, ci siamo finalmente. Qualche ora fa guardavo con timore la costa su cui adesso sto pedalando e ora mi sento felice e determinato. Questo ultimo tratto di strada è impegnativo, forse più per i chilometri che hai sulle spalle che per il dislivello, anche se un paio di salite impegnative ci sono e non va comunque sottovalutato. Lascio sempre andare avanti Alessandro che mi da qualche metro di distacco, io ho bisogno di prendermela con il mio ritmo se voglio godermela, lo riprenderò in discesa. E così infatti succede.

Arriviamo finalmente all’ultima discesa per Como e entriamo diretti in stazione senza fermarci, per oggi può bastare, il ritorno per Saronno lo faremo un’altra volta.

Il dislivello è sballato!!

https://www.strava.com/activities/1737797981/embed/cb42f8b7cfb93e8676ca82c798cd0ada9041421e

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